— ANTONIO CRIALESI

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SudNord

SEL di Udine dice no ai continui disservizi e ritardi subiti dagli utenti del sistema ferroviario locale. Stato di caos a cui deve essere aggiunta la politica di soppressione operata da Trenitalia per i collegamenti nazionali Nord-Sud.

SEL chiede che a livello locale sia definito un vero piano di contrasto delle continue e gravi inefficienze subite dai cittadini pendolari delle tratte regionali. Utenti perlopiù lavoratori e studenti che scelgono il sistema ferroviario quale alternativa allo spostamento su gomma perché meno oneroso economicamente e, conseguentemente, meno incidente sui costi delle famiglie, più rapido (se correttamente funzionate) e, cosa non secondaria, meno inquinante.

Richiesta a cui SEL aggiunge un appello affinché non siano cancellate le tratte di lunga percorrenza e di collegamento Nord-Sud del Paese. Tratte che hanno contribuito alla determinazione della cultura e dello sviluppo nazionali e che rappresentano ancora oggi – e soprattutto per i lavoratori trasfertisti – una opportunità economica di spostamento e raggiungimento delle famiglie e dei luoghi d’origine. Servizi, una volta dismessi, che vedranno anche l’affacciarsi di un’emergenza occupazionale dei molti lavoratori oggi impiegati su tali tratte.

SEL nei prossimi giorni avvierà una serie di iniziative in città per sostenere le richieste di servizio dei molti cittadini utenti del sistema ferroviario e, cosa non secondaria, di ascolto dei lavoratori delle ferrovie. Lavoratori troppo spesso ridotti a funzione parafulmine su cui scaricare le contraddizioni dell’attuale modello di trasporto su ferro voluto dai vertici di Trenitalia.

(Comunicato stampa riguardante lo stato di caos e di riduzione dei servizi ferroviari a Udine e in Regione Fvg)

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Vedo le immagini provenienti da Terzigno. Sono foto dove non so più se quello che guardo proviene da un paese della provincia di Napoli o da Gaza. O da da qualche altro luogo del pianeta che non riesco a fare entrare in Italia. Immagini di una coralità isolata e rabbiosa come in un funerale palestinese.

Il Paese si trasforma e si separa prima. Prima della politica. Si separa in disperazioni e solitudini lontane. Antropologicamente e geograficamente lontane. Una lontananza che ci raggiunge e che sembra provenire da un altro mondo dove, pare, non ci sono più risposte e comprensione.

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