viaggio in italia
È un Italia sradicata da se stessa quella che appare. Materialmente deprivata d’ogni immaginazione, oltre ogni immaginazione. E questo che scrivo non è percezione o malessere individuale. È un qualcosa che attiene alla sostanza della realtà. Dato tangibile, verificabile, esteso nella cronaca quotidiana. Ieri (05.06) ad Annozero, in una puntata – non credo l’unica, ora non ricordo – dedicata ai rifiuti in Campania, è stato come assistere ad un finale di partita. Ma in una partita dove, causa necessità storica e corale, giocatori e pubblico facevano parte dello stesso quadro, indistintamente, senza alcuna divisione di ruolo. In un gioco dove non ci sono più punti da contendere e assegnare. E i giocatori, in questo caso, erano i cittadini di Chiaiano. Erano la fotografia drammatica e “retorica” di 1/3 abbondante del Paese. Continuum di meno Stato che chiede più Stato. 1/3 del Paese sottoposto a diversa giurisdizione. 1/3 del Paese incluso in una dittatura militare mafiosa e indipendente che controlla in modo totalmente diretto, capillare e spietato ogni vitalità ed espressione del tessuto comunitario e soggettivo (tessuto sociale, civile, culturale, economico e produttivo… e le soggettività delle persone… e delle anime…). Penso che non ci sia scampo. Penso che quella gente sia come il personaggio del libro di R. Saviano che, se non ricordo male, nel finale del libro naufragava aggrappato ad un elettrodomestico in un paesaggio di deriva e negante, in un non-paesaggio perché assente di umanità. Penso che quelle persone saranno, assieme ai loro rifiuti, smaltiti dalla democrazia.
Allora oggi ho provato a girarmi, forse più spostarmi e a guardare da altra latitudine. Ma da questa altra latitudine (perché ora vivo qui) si è in tanti contro i pochi… e diversi. E così il territorio di questo altro pezzo di Paese diventa luogo d’elezione della distinzione amico/nemico. Del rancore (come lo definisce A. Bonomi) e di una apocalisse culturale che aggredisce le coscienze inventando nuovamente l’odio. Inventando un conflitto che si allena e cresce nelle palestre degli imprenditori della paura. Questa nostra ipermodernità è difficile e sempre più larga, irrompe e decompone e ricompone i luoghi dove viviamo. Genera deterritorializzazione e sbiadisce certezze anche materiali. E allora ben venga lo “zingaro”! su cui marciare da “patrioti” urlando tutta l’ansia sociale che ci opprime. Reclamando società chiuse ed escludenti. Senza dare scampo – o quartiere – sociale e “abitativo” all’alterità! … “sangue e suolo!”
È un Italia sradicata da se stessa quella che appare. Dicevo all’inizio di questo post. Ma l’Italia è un concetto ampio, ad oggi risiede più nella geografia politica o i ricordi scolastici. I legami sociali sono altra cosa, devono trovare parole che oggi non abbiamo : … è il fatto che ci battiamo per i sogni di tutti, e che riaffermiamo una certezza fondamentale – io sono il difensore di mio fratello, sono il difensore di mia sorella – e lo facciamo attraverso la nostra politica, le nostre scelte e le nostre vite quotidiane… (B. Obama)
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Pubblicato da antonio
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Giugno 2008
vedi Napoli e poi…
(parole ben associabili, parole sante)
… L’uomo seduto nella stanza guarda il rubinetto e pensa:
il governo dovrebbe risolvere questo problema della goccia.
Se ci fosse un uomo di destra, direbbe saldiamo un tappo
di ferro sulla cannella del rubinetto e la goccia smetterà di
cadere.
Certo, dico io, ci saldiamo il tappo.
Ma se mi devo andare a lavare le mani,
con la cannella saldata non uscirà acqua…
…Un uomo è seduto nella stanza.
Guarda il rubinetto che goccia e vede il diluvio.
E pensa: non è possibile. No, proprio non è possibile.
Così si gira e guarda verso il muro.
Smette di pensare alla goccia.
Sorride, si addormenta
e affoga serenamente.
Parole Sante, A. Celestini
Pubblicato da antonio
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Maggio 2008
zingari

Restando a quanto ho scritto in alcuni post precedenti – in generale riguardanti il Pd, il Centrosinistra, il dopo-elezioni… – devo ammettere che provo un profondo senso di vuoto in questo “dopo”. Il disagio deriva dal fatto che non trovo più nelle parole della politica una forza (e nemmeno il suo contrario) capace di sostenere e accompagnare una interpretazione dei fatti del mondo… e mi rivolgo, in questo caso, alla sola capacità di spiegare. E tra questi “fatti del mondo” c’è Ponticelli con la sua carica di odio razziale, l’incultura xenofoba di una folla codarda e marginalizzata e il fatto strumentale di un governo che mostra muscoli e denti così come promesso… maneggiando male gli umori sprigionati dal fuoco. Ma Ponticelli è anche qualcosa d’altro. Diventa lo spazio dove è misurabile la trasformazione di una parte consistente della cultura democratica e di sinistra del Paese. Misura che tiene conto anche delle parole pronunciate dal sindaco V. De Luca la scorsa settimana alla trasmissione Annozero: un richiamo alla “sicurezza” e all’efficienza del fare che, rumorosamente, guarda ai propri intestini (voti ed elettorato senza anima) e copre civiltà, democrazia e comprensione del mondo… di “impresari della paura” parlava in quella sede S. Rodotà (la trasmissione, per chi non avesse visto). Proviamo a cominciare da qui. Per il Partito Democratico non è un tempo marginale e scarso d’avvenimenti. C’é “materiale” per iniziare a costruire una visione sociale, culturale e civile del Paese e, da questa, identità politica, novità e finalmente proposta. Sarà un lavoro duro… credo. Duro perché, davanti ad un mondo diverso e lontano, la risposta non è l’eloquio della ronda o il silenzio sbiadito che assumiamo nel sentire i suoi passi… che sia Ponticelli o Verona o altro ancora.
Chiudo con queste parole di L. Ciotti pubblicate (per intero) qui:
Cara signora, ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l’altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi … Un’ultima cosa vorrei dirLe, cara signora. Mi auguro che questa foto che La ritrae insieme ai Suoi cari possa scuotere almeno un po’ le nostre coscienze. Servire a guardarci dentro e chiederci se davvero questa è la direzione in cui vogliamo andare…
Pubblicato da antonio
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Maggio 2008

















