In circostanza dell’approvazione della variante urbanistica approvata in Consiglio comunale in data 26.03.2012.
Nella vicenda della trasformazione dell’area dell’ex deposito degli autobus di via della Faula l’unico aspetto positivo è che una volta tanto non viene distrutto prezioso suolo agricolo per aggiungere altro cemento. L’area abbandonata viene riusata, e questo è positivo. Quello che non ci trova d’accordo (SEL) è la finalità. La costruzione di un ennesimo centro commerciale di 12.700 metri quadri.
Udine è una città con una elevatissima densità di negozi circondata da cinque grandi centri commerciali su cui gravitano poco più di 200.000 abitanti. Eppure, oltre a via della Faula, sono in previsione 24.000 mq di negozi in viale Venezia sulle aree Enel, Isom e Panorama, mentre in piazzale Cavedalis è in costruzione una piastra commerciale. E, non in ultimo, al posto della fabbrica Dormish sarà costruito un supermercato da 2.000 mq.
Le domande seguono inevitabili.
Udine cosa se ne farà di tutte queste attività commerciali? (esisterà pur uno spirito guida nel progettare lo sviluppo del commercio in città?) E, soprattutto, dove scorgiamo un piano urbanistico realmente innovativo in grado di guardare al bene comune della cittadinanza e non solo agli interessi di carattere finanziario che ruotano intorno al mattone e al commercio?
La nostra preoccupazione è una ed è quella che con attenzione guarda ai costi di queste trasformazioni. Costi che ricadranno interamente sui cittadini udinesi. Cittadini che pagheranno tutto questo con la crescita, nelle zone luogo di questi interventi, di una mobilità inquinante e caotica in termini di peso del traffico su gomma e ridisegno della viabilità. Costi, non in ultimo, che riguarderanno anche il modello di sviluppo di cui Udine, attraverso tali operazioni, pensa di dotarsi. Modello che crede in modo erroneo ad una città in grado di vivere e svilupparsi per mezzo di una identità di tipo “emporiale” destinata al solo consumo. Idea sbagliata perché incapace di assumere la sfida, in questa epoca di crisi, del rilancio delle idee e della produzione (materiale ed immateriale) su cui innestare crescita economica, occupazionale e compatibilità ambientali.
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Riguardo alla notizia relativa “ad incontri riservati con il Terzo polo” da parte del Sindaco per risolvere la questione concernente lo stadio Friuli prima dell’incontro effettuato mercoledì sera dalla maggioranza, SEL trova doveroso precisare che non possono essere accettati tavoli diversi da quello a cui siede la maggioranza che sostiene l’attuale governo della città di Udine e che ha garantito l’elezione dell’attuale Sindaco Furio Honsell.
La scelta da intraprendere attorno al futuro dello stadio, per la rilevanza pubblica e patrimoniale dell’impianto in questione, impone a questa maggioranza di giungere ad una sintesi chiara e adeguata al momento di crisi economica ed equa per la comunità udinese (la riprova si ha nei numerosi emendamenti a cui la maggioranza sta lavorando).
SEL auspica, da parte della politica cittadina e dalle sue più alte rappresentanze, l’esercizio di una leadership che risponda in modo confacente sia alla tutela dei beni comuni appartenenti alla comunità sia, ripetiamo, al mandato politico ed elettorale dato con fiducia e convinzione nel 2008.
(comunicato stampa)
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SEL prende atto positivamente del tono cordiale e, soprattutto, costruttivo che ha contraddistinto l’incontro tenutosi ieri sera (29.07.2011) con il Partito Democratico relativo alle scelte di voto maturate in fase di adozione del PRGC (appuntamento che ha visto la partecipazione dei coordinatori provinciali di entrambi i partiti).
Sfondo favorevole che ha permesso lo svolgimento di un confronto dove, pur con le criticità emerse in queste ore, non sono state poste in discussione adesione alla maggioranza e sostegno alla Giunta cittadina.
Confronto che non ha semplicemente rinsaldato la partecipazione all’alleanza di Centrosinistra, ma che ha fatto emergere la necessità condivisa tra i partecipanti di riavviare più attenti canali comunicativi e, cosa maggiormente rilevante, incentrato la discussione politica attorno al valore di una responsabilità propositiva e progettuale concretamente condivisa tra forze di maggioranza sulle scelte che riguardano il governo e lo sviluppo della città di Udine.
(comunicato stampa)
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In relazione a quanto riportato dalla stampa di quest’oggi (Mv. del 27.07) sulla scelta di astensione assunta da SEL in sede di adozione del PRGC, si rendono indispensabili alcune note di chiarimento.
La prima riguarda il ruolo di SEL in seno al Centrosinistra di palazzo d’Aronco. Ruolo che resta di piena adesione a tale alleanza politica e che, in modo conseguente, non pone in discussione il sostegno alla Giunta comunale di Udine.
Sostegno espresso sempre con lealtà e trasparenza. Lealtà e trasparenza che non possono talvolta sottrarci, come sulla vicenda del PRGC, dalla responsabilità di manifestare perplessità e criticità.
La seconda riguarda la democrazia e la politica delle alleanze. Democrazia e politica interne al Centrosinistra cittadino che dovrebbero trovare porto sicuro nel rispetto reciproco e non, come purtroppo si legge quest’oggi a riguardo di SEL e del suo consigliere Federico Pirone, essere dimenticate per ridurre gli alleati a soggetto intollerabile per i suoi atteggiamenti e, come se non bastasse, in spasmodica ricerca di visibilità. Soggetto da ricondurre dentro un non meglio precisato steccato.
SEL non si riconosce in tali toni e contenuti comunicativi e respinge questo livello di definizione dei rapporti interni alla maggioranza.
Le regole della democrazia e della politica non devono mai essere utilizzate per allontanare, stigmatizzare o peggio insultare, semmai per facilitare il riconoscimento e il reale coinvolgimento di tutti i soggetti e, in relazione alla dimensione istituzionale dei molti attori, fondarsi sulla pratica del confronto e su un più alto senso di responsabilità pubblica e civile.
SEL auspica che dall’incontro con il Partito Democratico cittadino possa prodursi una nuova e ritrovata capacità di dialogo e collaborazione per la «Udine che verrà». Rifiutando, per maturità politica e senso del bene comune Città, ogni scenario o cortocircuito da «resa dei conti».
(comunicato stampa)
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SEL di Udine condivide la posizione e la scelta di astensione del proprio consigliere Federico Pirone in merito alla delibera di adozione del Piano Regolatore, frutto di un percorso condiviso e consapevole di analisi e valutazione del documento discusso in sede di Consiglio Comunale in data odierna.
Il senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto l’azione politica di Sel all’interno della maggioranza ci impone di operare, anche in questa occasione, in termini assolutamente positivi e costruttivi. SEL di Udine, nonostante le criticità evidenziate dal consigliere Pirone e i tempi assolutamente insufficienti per la discussione di un documento di così rilevante complessità, condivide e sostiene un voto di astensione, teso ad indicare un impegno verso un confronto all’interno della maggioranza volto ad ottenere miglioramenti ed integrazioni nelle fasi successive all’adozione del piano nel senso da noi indicato.
(comunicato stampa)
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Così impostata, la vicenda della collocazione del Museo Friulano di Storia Naturale rischia di favorire scelte sbagliate senza via di uscita. Vogliamo chiarire alcuni punti del dibattito.
Le opere pubbliche, come quella del Museo, non possono essere separate da una programmazione generale urbana. Programmazione che necessita di strumenti appropriati come quelli in corso di elaborazione: il Piano Regolatore Generale Comunale e il Piano Urbano della Mobilità. Programmazione, quella di collocazione del museo, che necessità di tutti gli Assessorati utilizzatori di questi strumenti.
Un museo, non è solo un problema strutturale e di individuazione di un possibile contenitore, ma anche – e soprattutto – di “contenuto”. Perché il futuro del Museo si deve legare ad un progetto di sviluppo culturale più ampio che punti a fare di Udine la capitale in Regione della biodiversità, in un quadro di turismo scientifico e scolastico internazionale.
Progetto, inoltre, che deve guardare alla sostenibilità e natura dell’investimento (certamente significativo in relazione alla crisi economica in atto e ai pesanti indebitamenti che potrebbe comportare).
Fase che con più responsabilità dovrebbe aiutare:
- A non commettere errori nella definizione delle priorità delle opere (ci si domanda, ad esempio, la funzione del parcheggio di milioni di euro previsto per l’area dell’ex caserma dei vigili del fuoco quando, nelle vicinanze, insistono già altri parcheggi: Andreuzzi/S.Giorgio, Magrini, Tribunale e Venerio, nonché le stazioni dei bus e dei treni).
- A riflettere sul modello di intervento (modello che guarda ad una azione radicale e non tanto ad un intervento conservativo e di recupero, forse maggiormente rispondente ad una logica economicistica dal profilo flessibile, come da studio di fattibilità presentato nel 2010 dove per questa ipotesi era indicato un costo di poco superiore alla metà attualmente in discussione).
- A comprendere l’esatto valore della «soluzione più economica», quando si ipotizzano scelte di collocazione del Museo diverse da quella originale dell’ex caserma (quanto assomma la natura del risparmio?).
(comunicato stampa scritto assieme a Federico Pirone e pubblicato anche in sinistraecologialibertaudine.it)
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