Antonio Crialesi – Blog








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viaggio in italia

È un Italia sradicata da se stessa quella che appare. Materialmente deprivata d’ogni immaginazione, oltre ogni immaginazione. E questo che scrivo non è percezione o malessere individuale. È un qualcosa che attiene alla sostanza della realtà. Dato tangibile, verificabile, esteso nella cronaca quotidiana. Ieri (05.06) ad Annozero, in una puntata – non credo l’unica, ora non ricordo – dedicata ai rifiuti in Campania, è stato come assistere ad un finale di partita. Ma in una partita dove, causa necessità storica e corale, giocatori e pubblico facevano parte dello stesso quadro, indistintamente, senza alcuna divisione di ruolo. In un gioco dove non ci sono più punti da contendere e assegnare. E i giocatori, in questo caso, erano i cittadini di Chiaiano. Erano la fotografia drammatica e “retorica” di 1/3 abbondante del Paese. Continuum di meno Stato che chiede più Stato. 1/3 del Paese sottoposto a diversa giurisdizione. 1/3 del Paese incluso in una dittatura militare mafiosa e indipendente che controlla in modo totalmente diretto, capillare e spietato ogni vitalità ed espressione del tessuto comunitario e soggettivo (tessuto sociale, civile, culturale, economico e produttivo… e le soggettività delle persone… e delle anime…). Penso che non ci sia scampo. Penso che quella gente sia come il personaggio del libro di R. Saviano che, se non ricordo male, nel finale del libro naufragava aggrappato ad un elettrodomestico in un paesaggio di deriva e negante, in un non-paesaggio perché assente di umanità. Penso che quelle persone saranno, assieme ai loro rifiuti, smaltiti dalla democrazia.

Allora oggi ho provato a girarmi, forse più spostarmi e a guardare da altra latitudine. Ma da questa altra latitudine (perché ora vivo qui) si è in tanti contro i pochi… e diversi. E così il territorio di questo altro pezzo di Paese diventa luogo d’elezione della distinzione amico/nemico. Del rancore (come lo definisce A. Bonomi) e di una apocalisse culturale che aggredisce le coscienze inventando nuovamente l’odio. Inventando un conflitto che si allena e cresce nelle palestre degli imprenditori della paura. Questa nostra ipermodernità è difficile e sempre più larga, irrompe e decompone e ricompone i luoghi dove viviamo. Genera deterritorializzazione e sbiadisce certezze anche materiali. E allora ben venga lo “zingaro”! su cui marciare da “patrioti” urlando tutta l’ansia sociale che ci opprime. Reclamando società chiuse ed escludenti. Senza dare scampo – o quartiere – sociale e “abitativo” all’alterità! … “sangue e suolo!”

È un Italia sradicata da se stessa quella che appare. Dicevo all’inizio di questo post. Ma l’Italia è un concetto ampio, ad oggi risiede più nella geografia politica o i ricordi scolastici. I legami sociali sono altra cosa, devono trovare parole che oggi non abbiamo : … è il fatto che ci battiamo per i sogni di tutti, e che riaffermiamo una certezza fondamentale – io sono il difensore di mio fratello, sono il difensore di mia sorella – e lo facciamo attraverso la nostra politica, le nostre scelte e le nostre vite quotidiane… (B. Obama)

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Pubblicato da antonio Categorie: Ne, Sud, dei diritti, democrazia, mafie, memo, politica digitale, razzismo, sicurezza, xenofobia No Comments » Giugno 2008


in-sicurezze

Diego Volpe Pasini è ad oggi proposto consigliere delegato al “Rapporto con i cittadini in materia di sicurezza”. Così è stata la scelta politica del Sindaco della città di Udine. Delega incaricata da F. Honsell in data 19.05 in sede di presentazione al Consiglio comunale delle linee programmatiche del lavoro di Giunta.
La delega a Diego Volpe Pasini di Sos Italia (delega, ripeto, al Rapporto con i cittadini in materia di sicurezza) è una decisione politica sbagliata e dal significato sociale pesante.
Decisione sbagliata:

- perché distante da quell’insieme di “valori di civiltà”, richiami alla “responsabilità”, ad una “cultura solidale” e alla “consapevolezza” di un orizzonte di “convivenza attiva” enfatizzati nel programma elettivo del neo-Sindaco (programma condiviso ed abbracciato dalle forze politiche che hanno sostenuto la sua candidatura);
- perché genera confusione spaventata e ipocrita attorno al tema della sicurezza agganciando – tale materia – non tanto al tema serio, delicato e del tutto inedito nelle forme dell’odierna incertezza sociale e materiale (lavoro, ridotta emancipazione, partecipazione, ambiente, prospettive vitali…), ma alla crudità di una cultura dell’intolleranza razziale, religiosa e xenofoba (il sito di Sos Italia è un abbecedario linguistico e contenutistico abbastanza esplicativo… nel post precedente parlavo di “impresari della paura” citando una frase di S. Rodotà);
- perché ridisegna più a destra parte della natura e della proposta politica della Giunta di Centrosinistra scatutita dalla competizione elettorale (altro ha garantito scelte, partecipazione e il buon esito di queste ultime elezioni cittadine).

Scelta, infine, sbagliata quella della delega al Rapporto con i cittadini in materia di sicurezza perché, tra le altre cose, pone immediatamente in evidenza difficoltà politiche e valoriali – certamente non solo generali, ma anche locali – del Centrosinistra e del suo maggiore partito: il Pd. Il futuro dell’innovazione della politica non si definisce con il vuoto dei silenzi imbarazzati, con giustificazioni pasticciate, con le spallucce e i pannicelli o speranze riposte in un domani dalla corta memoria. Questo non è futuro, ma roba vecchia e già conosciuta: secondarietà miope di un’ordinaria amministrazione e interpretazione della politica… il tempo scandito dai risultati elettorali generali avrebbe dovuto aiutarci a fare altro.
Vedremo.

Pubblicato da antonio Categorie: Ne, cives, pd udine, politica digitale, sicurezza, udine 4 Comments » Maggio 2008