— ANTONIO CRIALESI

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Leggendo dei lavori dell’assemblea regionale del Pd conclusasi venerdì scorso, apprendo che sta insorgendo in tale Partito una qualche difficoltà al ricorso alle primarie (in questo caso dei candidati per la corsa alla Regione). In sostanza la linea è quella di evitare le primarie. In sostanza si caldeggia e si auspica un candidato unico. In pratica la cosa ricorda il personaggio “D’Alema-Sabrina Guzzanti” quando invocava la necessità di cambiare gli elettori, se questi non rispondono più alle aspettative del caso. Sarà l’aria genovese. Pare, inoltre, che tale insorgenza trovi ricovero in parte della stampa locale, come scriveva e consigliava ieri sul Messaggero Veneto T. Cerno.

Credo che per il Pd la questione non possa essere risolta così. La soluzione non è nel non fare le primarie (strumento fondativo, per giunta, del Partito stesso), ma nell’indagare perché parte dell’elettorato (e di militanti) del Pd non riesce più a riconoscersi nelle persone che esso sceglie e mette in campo in queste sfide pre-elettorali. La vicenda ultima di Genova è l’ennesima di una serie. Questione tanto più spinosa perché non basta semplificare e dire che è importante vincere le elezioni e non le primarie, come sostiene la segretaria regionale del Pd. Voglio immaginare che Debora Serracchiani sia consapevole del valore di tale strumento e ben sappia che primarie vere e partecipate, come quelle tenutesi nel corso dello scorso anno in molte città di Italia, hanno determinato la spinta e costruito gli straordinari successi del Centrosinistra alle ultime amministrative. E aggiungo – sempre in relazione alle primarie -, non è attraverso la compressione della democrazia interna che i Democratici potranno sanare le molte divisioni interne.

Credo che il tema debba essere ricondotto alla realtà. Realtà in cui domandarsi dove va il Paese e, per quello che riguarda noi in qualità di cittadini del Friuli Venezia Giulia, dove va la Regione (drammatici sono i dati materiali sull’occupazione, sulla non crescita dell’impresa, la periferizzazione del territorio e sulle sacche di povertà e marginalizzazione economica che irrompono nella società). Il resto – e riguarda tutti – è spiccio tornaconto elettorale, equilibrio di una politica che guarda a se stessa e alla sua capacità di riprodursi in qualità di ceto.

Il Centrosinistra – Pd compreso – deve domandarsi come orientarsi e con chi stare. Se stare con chi vuole fare, ad esempio, dell’occupazione, del welfare, dell’ambiente, dei diritti e della legalità terreni non cedibili perché in essi riconosce beni comuni irrinunciabili. O con chi abbraccia oggi l’eccezionalità e si affida al tecnicismo nella gestione della cosa pubblica per “salvare il Paese”, dismettendo il futuro per mezzo di una riduzione dei diritti e della democrazia, del lavoro, della cittadinanza e delle opportunità. Dimenticando, nel perseguire questa strada, che la soluzione sarà (ed è) di ridistribuire il peso della crisi sulle famiglie e il lavoro, in una corsa al ribasso delle condizioni sociali e materiali dei cittadini. Prima verifichiamo questo. Poi facciamo le primarie.

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SEL è sempre stata favorevole alla creazione di sinergie tra i due atenei della Regione sulla base dalla convinzione che il Friuli Venezia Giulia necessita e merita un sistema universitario europeo e coordinato – pur nelle diverse specificità e autonomie dei due atenei – in grado di sostenere e valorizzare la ricerca, la formazione universitaria, assicurando garanzie e opportunità di studio, le capacità e i meriti. In questo, il ruolo degli Erdisu, costituzionalmente previsto, è fondamentale.

Per questo ci chiediamo: la soluzione della Fondazione per la gestione di un Erdisu unico degli atenei di Udine e Trieste su quale studio o valutazione oggettiva si basa? Come risponderà per esempio del fatto che Udine e Trieste hanno situazioni differenti e richieste di servizi non identiche, con Udine che ha più studenti pendolari e meno fuori sede e Trieste viceversa? La Fondazione proposta rappresenta uno strumento teso a migliorare l’offerta dei servizi e il mantenimento dei diritti degli studenti? Oppure, come crediamo, rappresenta solo una giustificazione ai tagli ai servizi e alle politiche di sostegno al diritto allo studio, con il rischio di impoverire l’offerta delle università della regione, già fortemente penalizzata e sofferente per la crisi economica e occupazionale in atto? E inoltre che ne sarà delle garanzie occupazionali del personale dei due Erdisu?

Come SEL, per mezzo del consigliere del comune di Udine Federico Pirone – presidente della commissione Cultura e Istruzione –, chiediamo che la città di Udine, come del resto quella di Trieste, venga da subito coinvolta e non sia considerata come un mero soggetto destinatario ed esecutore di indirizzi. Il suo coinvolgimento può essere garanzia del diritto allo studio, delle esigenze di un’intera comunità e dell’Univesità stessa, istituzione fondamentale di questo territorio fin dal terremoto del 1976.

(comunicato stampa scritto assieme a Federico Pirone)

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La scelta assunta a larga maggioranza dal Consiglio Regionale del Fvg di non concedere i contributi economici previsti in ambito regionale al film del regista Marco Bellocchio “Bella addormentata” è un fatto grave dai chiari intenti censori ed ideologici.

Un atto di così grave spessore che interviene pesantemente nella sfera della libertà civili e democratiche come in quelle, restando in oggetto alla questione, dell’espressività creativa e della ricerca intellettuale e filmica.

Un fatto grave, ripetiamo, sorretto da un atteggiamento morale e culturale che rischia – ancora una volta su questa vicenda – di manipolare i diritti fondamentali della persona attraverso un uso distorto e confessionale dei temi del fine vita.

Un atto politico preoccupante, infine, perché pone non eludibili quesiti sulla capacità di parte del Centrosinistra regionale – visto il voto bipartisan – di saper essere finalmente interprete e voce di un Paese civile, laico e di diritto.

(comunicato stampa)

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