— ANTONIO CRIALESI

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politica

È lo spirito nuovo. Dicono. Lo spirito dell’antipolitica che soffia sul Paese.
Lo spirito che gonfia le vele di un Governo di banchieri e manager che, volendo riformare e legiferare per il bene collettivo, sono molto attenti a non toccare gli interessi loro e del pezzo di Paese ricco e benestante di cui sono parte: molta Imu e molta flessibilità richiesta ai lavoratori, ma niente patrimoniale e imposte sulle transazioni finanziarie, ad esempio e guardando i loro redditi (che certemante non sono assimilabili a quelli della stragrande maggioranza dei cittadini, esodati o meno che essi siano).
Ma bene, un Governo dove finalmente la politica è al margine! Governo di fatti e concretezza dove si lavora e si forgia il futuro della Nazione. Non come il resto degli italiani sempre seduti al sole, adagiati a mangiare «pasta al pomodoro». Così come dice la ministra Elsa Fornero. Paese di fannulloni e di giovani «sfigati» con l’idea «monotona» del posto fisso. E oggi anche un po’ suicidi, questi italiani.

Politica al margine perché i partiti hanno fallito. Si dice. Tant’è che il 7 maggio, subito dopo la prossima tornata elettorale, si aspetta il crollo della tenuta del sistema partitico.
Spirito che gonfia. Quello dell’antipolitica. In un’Italia di governi educati e politici da cacciare. In un Paese dove le scelte tecniche e le banche centrali e continentali impongono ai lavoratori e alle famiglie il ruolo di soggetti cui, con la scusa dello spread, va fatto pagare il prezzo della crisi che loro non hanno determinato. Prezzo imposto con rigore e ferocia verso i deboli. Prezzo pagato senza alcuna garanzia di futuro.
Spirito che gonfia. Quello dell’antipolitica. Ma non è del tutto negabile tale spirito quando la politica – quella che oggi subiamo e che non guarda al bene comune e collettivo della cittadinanza – tende ad isolarsi sempre più nella autoreferenzialità e nella ricorsa al potere dei gruppi dirigenti e delle élite che li sostengono. Quando questa politica nega e ostacola spaventata la partecipazione democratica e il coinvolgimento. Quando questa politica pare esistere senza i cittadini e alcun legame sociale.

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Sinistra Ecologia Libertà di Udine chiede che, relativamente alla questione dell’eliminazione della settimana corta presso le scuole della città causa mancanza di fondi economici a copertura dei servizi di sostegno per il tempo lungo, sia avviato da parte del Comune un tavolo di ascolto aperto alle famiglie e alle istituzioni scolastiche dove accogliere e condividere i molti problemi e disagi causati dalla scelta prima richiamata.
Sede politica ed istituzionale, quella del tavolo proposto, non solo rivolta a prendere atto della grave situazione creatasi, ma dove ricercare soluzioni per sostenere le famiglie nella riduzione effettiva della di qualità e quantità del tempo scolastico e nel purtroppo ovvio aggravio economico che, conseguentemente all’eliminazione del tempo lungo, inciderà i bilanci familiari (bilanci già fortemente condizionati dall’attuale fase economica).

Infine, Sinistra Ecologia Libertà guarda con preoccupazione il cortocircuito in atto tra il Comune e le organizzazioni sindacali della scuola attorno alla questione della definizione degli istituti comprensivi.
Pertanto, sollecitiamo le istituzioni comunali ad assumere una maggiore capacità di coinvolgimento e condivisione progettuale così da promuovere – assieme ai sindacati – una più responsabile partecipazione riguardante le scelte sulla qualità del servizio scuola offerto e i livelli occupazionali.

(Comunicato stampa relativo a ad alcune scuole cittadine in cui è annunciato che per l’anno scolastico 2011/12 – e per i nuovi iscritti – verrà meno la settimana corta. E quindi il sabato libero per gli alunni. Comunicato riguardante, inoltre, le proteste della CGIL e della UIL su come il Comune ha proceduto nel lavoro di definizione degli istituti comprensivi)

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Sinistra Ecologia Libertà di Udine ritiene la vicenda del 25 aprile, così come appresa oggi a mezzo stampa, un doloroso e pesante insulto indirizzato alla città di Udine in qualità di capoluogo di provincia decorato al valor militare per la guerra di liberazione. E , non in ultimo, un offesa ai i valori costituenti la Nazione.

Utilizzare i significati materiali ed ideali portanti e fondativi delle nostre libertà civili e laiche, democratiche e politiche, rappresenta non solo un fatto grave ad uso spregiudicatamente comunicativo e di scontro politico del tutto localistico. Ma anche una volontà insistente di revisione e cancellazione di una ineludibile verità: l’Italia repubblicana è figlia della Resistenza.

Portato valoriale non riconducibile ad una semplice e ripetitiva retorica. Bensì terreno concreto, quello scaturito dalla Resistenza, che ha rappresentato e rappresenta il sistema di garanzie di libertà e diritto proprio della Carta costituzionale.

(Comunicato stampa del 21.01.2012 relativo alla proposta delle amministrazioni comunali di centro-destra della provincia di Udine che puntano a togliere al capoluogo friulano la tradizionalissima celebrazione del 25 aprile, organizzando una manifestazione parallela – e alternativa – a Cividale»)

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Sinistra Ecologia Libertà di Udine invita la Lega Nord a dismettere l’imbarazzante ruolo da sirena di un inutile e falso allarmismo riguardante lo stato di decoro e sicurezza presenti in città. Udine non è in balia di alcuna degenerazione e non necessità di straordinari strumenti di prevenzione e sorveglianza, soprattutto, in materia di ordine pubblico. Così come la stampa straniera positivamente evidenzia relativamente alla promozione della nostra città.

Sinistra Ecologia Libertà considera tali affermazioni il solito ritornello in cui Udine e i suoi cittadini diventano prigionieri di uno strumento demagogico che vuole trasformare le attuali vulnerabilità sociali ed economiche – e l’insicurezza da esse generata – in materia di bassa politica e di un semplificato ed insincero populismo.

La Lega Nord, al contrario, spiegasse ai cittadini udinesi quanto ha realmente fatto – in questi anni di governo provinciale, regionale e nazionale – in materia di lavoro, qualità della vita, benessere della comunità, sanità, futuro e opportunità per i giovani, nonché, sicurezza.
Spiegazione che risulterebbe assai scomoda perché non riuscirebbe a nascondere la pesante responsabilità materiale e politica con cui la Lega Nord – e i suoi alleati – ha lasciato precipitare il Paese (governato fino a ieri) e il territorio regionale.

(Comunicato stampa del 20.01.2012 relativo alle affermazioni della Lega Nord riguardanti il “degrado” del centro cittadino)

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La scelta assunta a larga maggioranza dal Consiglio Regionale del Fvg di non concedere i contributi economici previsti in ambito regionale al film del regista Marco Bellocchio “Bella addormentata” è un fatto grave dai chiari intenti censori ed ideologici.

Un atto di così grave spessore che interviene pesantemente nella sfera della libertà civili e democratiche come in quelle, restando in oggetto alla questione, dell’espressività creativa e della ricerca intellettuale e filmica.

Un fatto grave, ripetiamo, sorretto da un atteggiamento morale e culturale che rischia – ancora una volta su questa vicenda – di manipolare i diritti fondamentali della persona attraverso un uso distorto e confessionale dei temi del fine vita.

Un atto politico preoccupante, infine, perché pone non eludibili quesiti sulla capacità di parte del Centrosinistra regionale – visto il voto bipartisan – di saper essere finalmente interprete e voce di un Paese civile, laico e di diritto.

(comunicato stampa)

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In relazione alle affermazioni della segreteria cittadina del PD di Udine espresse nella giornata di ieri in sede di assemblea cittadina (14.12, ndr), affermazioni concernenti una ridefinizione delle alleanze politiche riguardanti le «prossime elezioni amministrative», Sinistra Ecologia Libertà ritiene, tali dichiarazioni:
1) Un errore politico perché indeboliscono, nella sostanza e nell’immagine, il lungo e solido percorso di governo cittadino espresso dal Centrosinistra udinese.
2) Un atto di ingenerosità nei confronti della maggioranza che in questi anni ha sostenuto – senza nessun difetto di volontà e, soprattutto, lealtà – il Sindaco e la Giunta.
3) Un atto di non grande lungimiranza politica perché non tiene conto ed impara dal risultato delle ultime amministrative dove, per esempio, a Codroipo – sede dove il PD ha scelto di allearsi con il Terzo Polo – si è determinato un esito elettorale che ha portato il Centrosinistra all’opposizione con un effetto contrario ai grandi successi e avanzamenti elettorali nazionali e regionali conseguiti nelle amministrative di primavera.
Sinistra Ecologia Libertà, infine, invita la segreteria udinese del PD a seguire una modalità di comunicazione e confronto con i suoi partner politici più consona alla responsabilità dell’alleanza in essere e, in primo luogo, più capace di trovare gli spazi per stimolare e determinare progetti, idee e proposte concrete per i cittadini.
Cittadini che ad oggi chiedono alla politica, in relazione alla crisi economica in atto, il coraggio di risposte eque e partecipate realmente da tutti per costruire le necessarie risposte ai gravi problemi del Paese quali, più centralmente, l’impoverimento delle famiglie, il lavoro che manca e l’insicurezza sociale che cresce.

(comunicato stampa)

Affermazioni della segreteria cittadina del PD riportate dal Messaggero Veneto del 15.12:
[...] E dalla riforma Monti, seppur velatamente, gli accenti di Giacomello si sono spostati sulle alleanze possibili per il 2013. «L’alleanza che sostiene il governo Monti sta facendo emergere scenari diversi e prospettive nuove che, unite all’ipotesi della nuova legge elettorale, potranno ridefinire i termini e i confini» ha sottolineato il segretario cittadino facendo notare che tale prospettiva riguarderà le prossime elezioni amministrative pure a livello locale. E anche se non l’ha mai menzionato, facile immaginare che Giacomello parlando di nuove alleanze pensasse al terzo polo. Nell’attesa di capire cosa succederà da qui a un anno, Giacomello ha invitato i suoi a verificare quanto realizzato nella legislatura in corso e a preparare la bozza del prossimo programma elettorale. [...]

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Riguardo alla notizia relativa “ad incontri riservati con il Terzo polo” da parte del Sindaco per risolvere la questione concernente lo stadio Friuli prima dell’incontro effettuato mercoledì sera dalla maggioranza, SEL trova doveroso precisare che non possono essere accettati tavoli diversi da quello a cui siede la maggioranza che sostiene l’attuale governo della città di Udine e che ha garantito l’elezione dell’attuale Sindaco Furio Honsell.
La scelta da intraprendere attorno al futuro dello stadio, per la rilevanza pubblica e patrimoniale dell’impianto in questione, impone a questa maggioranza di giungere ad una sintesi chiara e adeguata al momento di crisi economica ed equa per la comunità udinese (la riprova si ha nei numerosi emendamenti a cui la maggioranza sta lavorando).

SEL auspica, da parte della politica cittadina e dalle sue più alte rappresentanze, l’esercizio di una leadership che risponda in modo confacente sia alla tutela dei beni comuni appartenenti alla comunità sia, ripetiamo, al mandato politico ed elettorale dato con fiducia e convinzione nel 2008.

(comunicato stampa)

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In relazione alla partecipazione del consigliere udinese dell’Udc Fabrizio Anzolini alla kermesse organizzata da Debora Serracchiani e Pippo Civati a Bologna lo scorso We, poniamo una domanda (partendo da tale partecipazione e da quanto riportato dal Mv. il 24.10): dire che ripartire dai progetti e dalle proposte, passando dalla logica delle alleanze a quella dei contenuti (in vista di un possibile incontro con il Pd), può bypassare il ruolo ad oggi ricoperto dall’Udc in giunta regionale in Fvg?

Parlare di tali temi e del domani del Paese non è semplicemente un’avventura lessicale, ma dovrebbe collegarsi in modo coerente alla realtà e ad un più ampio senso delle responsabilità politica e pubblica.

Quando Fabrizio Anzolini parla, citando una sua dichiarazione contenuta nell’articolo sopra linkato, di non poter «considerare l’immigrazione solo come un problema da gestire ma anche una risorsa, riconoscendo agli immigrati dei doveri ma anche dei diritti», vorremmo lui domandare dov’era l’Udc quando la Lega, in sede regionale (dove l’Udc stesso, va specificato, ricopre un ruolo in Maggioranza), ha in questi anni definito, discusso e fatto approvare dispositivi e proposte di gestione del fenomeno migratorio dal chiaro contenuto segregante e razzista? Dispositivi e proposte considerate inaccettabili da varie istituzioni (compreso l’attuale Governo nazionale).

Ovvio che ciò è solo una parte. Altrettanto ovvio, però, è che il tempo della politica necessita di maggiore chiarezza (oltre a quanto già detto in relazione alla coerenza e alla responsabilità).

Non so se l’avventura bolognese è stata un flirt di un weekend oppure l’inizio di una storia più duratura. Certamente conosco il risultato scaturito dalle ultime Amministrative italiane. Risultato scelto e voluto da un elettorato che in modo inequivocabile e maturo ha chiesto una svolta di centrosinistra per il Paese.
Risultato che, diversamente e nel nostro territorio, ha determinato, assieme ai straordinari risultati goriziani e triestini, la secca sconfitta del laboratorio politico rappresentato dall’alleanza a  Codroipo della lista civica Progetto Codroipo con l’Udc e Fli.

Forse è veramente necessario uscire dagli “sketch” di una politica rapida, mediatica e pronta a dimenticare e manipolare le scelte solo ieri compiute. Uscire da questo sipario per ritrovare un progetto e un futuro perché “al termine della notte sia veramente mattino” e non ciò che è accaduto a Codroipo.

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Quello che ieri a Roma è accaduto rappresenta non solo un fatto gravissimo, ma un evento su cui dover agire una scelta.

È vero. A Roma ci sono state due manifestazioni. Una «meravigliosa e coinvolgente», come dichiara il nostro Presidente del Partito, rappresentazione non violenta di centinaia di migliaia di donne e uomini che hanno chiesto e preteso, ieri come oggi, un futuro diverso.
E un’altra manifestazione. Una dimostrazione di violenza e teppismo da stadio che ha cercato disperatamente nel grigio e arancio dei fumi e delle fiamme di strappare, non solo scena, ma anche (e anche loro!) quel futuro che ieri – e ripeto, come oggi – è preteso e sentito nostro. Teppismo che va condannato in modo inequivocabile e spinto lontano dalle culture e dalle ragioni che hanno promosso la straordinaria e planetaria giornata di ieri.

Anche qui si incontra partecipe, nelle ore appena trascorse, la nostra sfida e le nostre energie che, per mezzo di SEL, abbiamo messo a disposizione di un progetto di cambiamento che non guarda solo al Paese. Ma che pensa, tale progetto, all’umanità. A quel complesso di relazioni e desideri di donne e uomini che non deve e non può essere alienato o cancellato dai processi attuali di dominio e oppressione (e a questi “processi” ognuno trovi il nome che vuole, poco cambia).

Dicevo agire una scelta. La politica è una passione (io dico anche tenace) e come ogni passione ha bisogno di rappresentarsi. Noi scegliamo, perché ne siamo parte, la rappresentazione di quella enorme partecipazione mondiale che in ogni latitudine e con molte lingue ha manifestato pacificamente contro la negazione e la distruzione dei diritti, del lavoro, della democrazia e delle risorse planetarie materiali ed immateriali.
Noi nello steso tempo e con assoluta certezza siamo contro la rappresentazione macabra e violenta di chi non incappuccia solamente se steso, ma, con tale agire, occulta le ragioni di un popolo in movimento. Di una umanità che chiede cambiamento e futuro nelle proprie mani.

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(foto tratta da repubblica.it)
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C’è un’Italia migliore.

Un’Italia che non è solo in queste parole, ma che oggi è il Paese reale. Il Paese che non vuole riconoscersi in questo declino democratico, sociale ed economico. Donne e uomini che trovano oramai inaccettabile i colpi di coda di questo Governo e, soprattutto, trovano inaccettabile la prospettiva monca della politica che esso incarna. Donne e uomini che rifiutano l’immagine di un Paese deprivato di una onesta e civile concretezza non più in grado di costruire un’alternativa di governo e di futuro. Italia che è ora in un crescendo di materiale difficoltà, di diseguaglianze e ingiustizie sociali. Italia umiliata e offesa, ma che si è manifestata con forza e grande spirito di riscatto nell’ultima tornata elettorale e nel non scontato risultato referendario, e che in questi giorni,come vediamo anche ad Udine, raccoglie le firme contro il Porcellum.
Anche qui in città gli effetti e le ripercussioni di un manovra economico-finanziaria come quella che ha in mente il governo, sostenuto dal governo regionale, metteranno a fortissimo rischio il livello dei servizi (pensiamo per esempio a cosa è stata la riapertura delle scuole in questi giorni) e dei diritti che il nostro comune garantisce ai cittadini, a cominciare da chi in un momento di crisi come questo fa costantemente fatica a guardare con fiducia al proprio futuro. Siamo convinti che non possano pagare i soliti noti, i giovani, le donne, i precari, le categorie più deboli di questa società. Non possiamo pertanto fare a meno di condividere la protesta simbolica di ieri del Sindaco, insieme a quella di tanti primi cittadini della provincia di Udine e dell’Anci: in questi casi occorre essere chiari e netti fin da subito, la politica ha bisogno anche di questo.

Come SEL rivolgiamo un appello al Centrosinistra cittadino affinché questa volontà di cambiamento ad Udine diventi un comune impegno in grado di parlare alla cittadinanza con la maturità di chi vuole aggregare e mobilitare energie, risorse, intelligenze e speranze. Sentiamo questo come un’irrinunciabile sfida che guarda alla costruzione di una grande forza di alternativa nazionale. Sfida che finalmente restituisca alle donne e agli uomini di questo Paese la loro democrazia, i loro diritti e il loro futuro.

Pertanto, SEL di Udine nei prossimi giorni inviterà le forze del Centrosinistra cittadino ad una serie di incontri attraverso cui rendere concreta ed unitaria la volontà di cambiamento presente in città e nella Nazione.

Ora tocca a noi!

Comunicato stampa a firma di Antonio Crialesi e Federico Pirone

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