le stagioni non sono più quelle di una volta…
Le uniche parole che riesco ad adoperare è: dissolvimento.
Il Partito Democratico è destinato (pare…) ad una rapida e Ineluttabile scomparsa politica. E questa scomparsa non dipende dal risultato elettorale di aprile (pur restando sconfitto, il Pd – se non ricordo male – si attestò a livello nazionale attorno al 33%… certamente una bella fetta di Paese), ma, bensì, da due dati di fatto.
Il primo attiene ai “gruppi dirigenti”. Gruppi – articolati anche nei diversi livelli locali – allarmati e chiusi nella volontà di non innovarsi e con innesti, il più delle volte, omogenei al preesistente o dal carattere dilettantistico o dal profilo politico discutibile. Direzioni – ripeto, non solo quella nazionale – più attente a mantenere se stesse ad un livello di “galleggiamento” e visibilità accettabili, in un continuo prendere e mollare temi politici con la consapevolezza di non sedimentare nulla (perché le cose importanti pare che sono lontane e arenate altrove). E così “all’ombra” e carezzevolmente si affrontano temi decisivi riguardanti la libertà e la giustizia e l’uso delle Forze Armate, si amministra con un po’ di “carattere” il poco rimasto di amministrabile e alcuni si pongono a garanzia di qualunque possibile e futura componente o area o refolo di sensibilità… “capitani coraggiosi”. Abbiamo anche chi vuol solo rappresentare “quel che c’è”… ma allora si può anche dire che si vuol restare e a qualunque prezzo politico (così il senso di un’intervista). Altri: “Altri fanno riunioni più o meno aperte, tutte partecipate solo da quelli importanti, o battezzano organismi tra gente importante, o tengono conferenze stampa rivolte a far sapere, a quelli importanti, come la pensano…” (V.). Altri vivono nell’iperspazio della politica lontani dalle domestiche faccende di noi terrestri. Vivono assumendosi l’errore di aver portato un “riformismo dall’alto”, così poco partecipato… poi cosa faremo? un appuntamento a tema per il congresso? e le leadership?
E poi c’è l’altro dato di fatto. Il fatto è che ci sono i circoli territoriali. I luoghi della partecipazione… “il Partito in carne e ossa”. Ma questo – quello che dovrebbe essere il Partito nella sua estensione e forza di aggregazione – non è importante, nemmeno marginale. Semplicemente non conta (… claque, cartelli). E va detto che questa condizione non è cosa di oggi. È portata in dote come una tara ereditaria (vengo da una delle organizzazioni politiche che hanno dato vita al Pd, conosco di cosa si parla). A questa latitudine (e non credo di sbagliare) si conosce poco di quello che accade e le date, ad esempio quella del prossimo 20/21.06, esistono solo per pochi “appassionati”, quasi dei collezionisti… Il problema è quello di una fiducia che è diventata piccola. Di una cultura che guarda la politica con ambiguità. Cultura oramai presente nel corpo del Partito e nell’immaginario politico degli elettori e che rischia di svuotare da dentro organizzazione e ruolo nazionale dell’odierna opposizione.
Mi lamento. Sarà l’estate che non vuole arrivare (C. spera che sia questo… amore paziente). Penso anche che dovremmo fare qualcosa di più per non rovinare tutto e rinunciare ad una idea di futuro (qualcuno la definirebbe “forte” ). Certamente c’è molto di incerto e che fa anche male. Certamente abbiamo subito una sconfitta pesante (… da romano soffro e molto). Ma oggi è la libertà che è in discussione. La monnezza che non è solo roba che riguarda la Campania. Sono i militari con funzioni di ordine pubblico posti a trattare per conto e nome della democrazia. I 400 morti e più sul lavoro dall’inizio dell’anno. La materialità delle cose comuni della vita che diventa sempre più difficile e priva di opportunità e miglioramento. È l’aria e un pianeta che non basta… se non ci si ferma e si cambia modello di sviluppo. È il cibo e l’acqua che sono beni necessari e sui quali, in modo del tutto inedito (per le proporzioni), si sviluppa l’azione speculativa del mercato (esattamente come le risorse energetiche quali il petrolio)…
Un quaderno delle lagnanze. Può darsi. Domande a cui provare a fornire risposte. Anche questo, preferibilmente. Al contrario, su quali sfide dovrebbe misurarsi il Partito Democratico? Attorno agli assetti interni e sulla parzialità delle suggestioni di ognuno… in particolare, del futuro di una parte abbondante della leadership del Partito?
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Giugno 2008
tutti amici
Tutti amici. Un prosaico volemose bene così come, tra il bonario e il ritorno di fiamma di una certa grinta girovaga ed efficientista, è auspicato in queste ore da alcuni leader locali. Per il Pd non credo che sarà così. Non credo che sarà possibile, qui come altrove, accettare la comunione delle responsabilità condivise quando si offriva, pochissimi mesi addietro, l’ineluttabilità, per così dire, delle procedure direttive e un po’ verticistiche. Come non sarà accettabile alcun richiamo a gettare sguardi e cuori verso il futuro così da impedire ogni piena e realistica considerazione dell’oggi. Il Pd è anche casa nostra e per il Paese è una risorsa ed una alternativa. Sono validi motivi per rifiutare gli artifici o i trucchi retorici dell’odierno fasullo invito a partecipare e a condividere. Sono più che validi motivi per dare luogo al quel processo di innovazione della politica che era nelle corde del progetto di Partito. Insomma, trattiamoci meglio e adoperiamo parole e fatti dal valore concreto per un Partito che, altrettanto concretamente e con una nuova generazione politica, guarda al Paese futuro dal campo del Centrosinistra e del riformismo.
Anche… perché la cattiva politica inquina / è come una multi-nazionale in Cina… richiamando e cambiando la frase di una canzone di A. Celestini.
Pubblicato da antonio
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Maggio 2008
tolleranza zoro
di Diego Bianchi, filmato publicato il 24/04/2008 all’interno del suo blog
Pubblicato da antonio
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Maggio 2008
come? ripartire…
Le parole possono riempire, coprire o – avvolte, forse perché necessario – lenire (anche facendo finta). Sulla sconfitta del Pd… si perde per molti motivi (la politica doverosamente destinerà tempo, luoghi e modalità di confronto). Ma bisogna non negarsi. E allora in questa sede si può accennare che si perde perché non si rappresenta alcuna novità (non dico rottura culturale o politica). Si perde perché la visione offerta è stata piatta e all’ombra dei rilanci del Centrodestra (F. Rutelli – sul tema della sicurezza a Ballarò poco prima del voto di ballottagio – annaspava in visioni orwelliane… e non voglio scrivere di questa scelta e, più in generale, del programma). Si perde perché non è un’allegra canzone di Jovanotti dove tutto può stare assieme e così – in una inutile e fasulla scorciatoia – mettiamo il sopravvissuto della Thyssen Group, un prefetto manesco, qualche rampollo di un management imprenditoriale assistenziale… e poi donne, una spruzzata di call-center e altre diversità più o meno assortite. Si perde perché il Pd non esprime futuro (anche corto e a buon mercato). Perché è stato percepito bloccato e (politicamente) cetuale come il Paese che gli sfugge… mentre – ad esempio – le novità positive correvano con sfondo paesaggi da provincia romana.
Pubblicato da antonio
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Maggio 2008
questo è nella città…

Il Risultato per la città di Udine è stato un successo straordinario (soprattutto in relazione ai risultati elettorali che hanno segnato le forze riformiste e di sinistra del Paese e, in modo più ravvicinato, della Regione). Successo, comunque, non inaspettato o improvviso, ma giustamente meritato perché rappresentativo di un lungo e proficuo lavoro politico e amministrativo del Centrosinistra locale. Questo è nella Città. Nel Paese non è stato così. La prospettiva e – più significativamente – il progetto politico e culturale rappresentato dal Pd non è riuscito nell’intento di dare altra misura alla sconfitta subita. Ora – e posti davanti a quanto accaduto – diventa necessario ribadire il nostro impegno e il nostro contributo. Impegno e contributo che devono trovare spazi concreti dentro un Partito altrettanto concreto e capace di guardare oltre le tracce “leggere” dei “momenti fondativi” ed elettoralistici interni… spazi che dovranno dare luogo ad un lavoro e ad una “obbligazione democratica, politica e culturale” realmente capace di dare gambe, testa e – lasciatemelo dire – cuore al progetto di cambiamento che abbiamo intrapreso. Credo necessario avviare e sostenere localmente – e fin da subito – l’adesione al confronto politico che già attraversa e attraverserà il Partito nel prossimo periodo (adesione che – spero – diffusa e radicata e aperta al territorio cittadino). Confronto che dovrà tenere stretto il tema dei risultati complessivi della stagione elettorale appena conclusasi e, contemporaneamente, quello della promozione di un sentimento politico in grado di guardare e parlare al Paese futuro (senza autoreferenzialità, conservatorismi o protezionismi interni, ma con grande discontinuità e novità!). Un confronto che (spero!) dovrà chiamare donne e uomini ad una inedita responsabilità soggettiva e collettiva attraverso la passione per l’impegno civile, sociale e politico. Pertanto, auspico un qualcosa di più di uno uno stretto dibattito attorno ad una analisi post-elettorale (dibattito sbrigativo e magari anche dal carattere riparatore interno). Ma l’avvio, finalmente, di quella “Politica Nova” che, fin dalla stagione de l’Ulivo, abbiamo ricercato e con volontà abbiamo realizzato attraverso la nascita del Pd. Un partito che potesse ridisegnare la forma e la sostanza della partecipazione attraverso una nuova grammatica e, soprattutto, una nuova cultura della politica… che ci aiuti (anche!) a guardare con più determinazione e coraggio al campo del riformismo europeo e alla cultura e che lo sostiene. Questo è quello che ci aspetta. Sarà un lavoro certamente difficile, ma che dovrà essere realizzato in modo reattivo ed esatto partendo dagli avvenimenti accaduti. Un lavoro che non dovrà permettere il vanificarsi o la volgarizzazione dello sforzo fin qui intrapreso: la nascita e il primo cammino del Partito Democratico. Pertanto, salutandovi e rinnovando le mie congratulazioni per il risultato conseguito nella città di Udine, chiedo che presto si dia pieno spazio ad un confronto – come già dicevo – diffuso, radicato, maturo e in grado di sostenere il lavoro di costruzione e, contemporaneamente, di opposizione che ci aspetta nel Paese e che già ci chiama ai nostri impegni.
PS_ quando parleremo di Congresso?
Buon lavoro al Sindaco e alla Giunta.
(email inviata oggi)
Pubblicato da antonio
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Aprile 2008



















