Antonio Crialesi – Blog

















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9.11.1989

9.11.1989

Un retrogusto da cosa mancata.
Vent’anni dopo stentano i sogni? … Non vedo niente però / nel nostro amore / che sia l’assoluto di un abbraccio gioioso.

- in corsivo da una poesia di Alda Merini: Sogno d’Amore -

Pubblicato da antonio Categorie: città, democrazia, memoria, politica digitale No Comments » Novembre 2009


le stagioni non sono più quelle di una volta…

Le uniche parole che riesco ad adoperare è: dissolvimento.
Il Partito Democratico è destinato (pare…) ad una rapida e Ineluttabile scomparsa politica. E questa scomparsa non dipende dal risultato elettorale di aprile (pur restando sconfitto, il Pd – se non ricordo male – si attestò a livello nazionale attorno al 33%… certamente una bella fetta di Paese), ma, bensì, da due dati di fatto.

Il primo attiene ai “gruppi dirigenti”. Gruppi – articolati anche nei diversi livelli locali – allarmati e chiusi nella volontà di non innovarsi e con innesti, il più delle volte, omogenei al preesistente o dal carattere dilettantistico o dal profilo politico discutibile. Direzioni – ripeto, non solo quella nazionale – più attente a mantenere se stesse ad un livello di “galleggiamento” e visibilità accettabili, in un continuo prendere e mollare temi politici con la consapevolezza di non sedimentare nulla (perché le cose importanti pare che sono lontane e arenate altrove). E così “all’ombra” e carezzevolmente si affrontano temi decisivi riguardanti la libertà e la giustizia e l’uso delle Forze Armate, si amministra con un po’ di “carattere” il poco rimasto di amministrabile e alcuni si pongono a garanzia di qualunque possibile e futura componente o area o refolo di sensibilità… “capitani coraggiosi”. Abbiamo anche chi vuol solo rappresentare “quel che c’è”… ma allora si può anche dire che si vuol restare e a qualunque prezzo politico (così il senso di un’intervista). Altri: “Altri fanno riunioni più o meno aperte, tutte partecipate solo da quelli importanti, o battezzano organismi tra gente importante, o tengono conferenze stampa rivolte a far sapere, a quelli importanti, come la pensano…” (V.). Altri vivono nell’iperspazio della politica lontani dalle domestiche faccende di noi terrestri. Vivono assumendosi l’errore di aver portato un “riformismo dall’alto”, così poco partecipato… poi cosa faremo? un appuntamento a tema per il congresso? e le leadership?

E poi c’è l’altro dato di fatto. Il fatto è che ci sono i circoli territoriali. I luoghi della partecipazione… “il Partito in carne e ossa”. Ma questo – quello che dovrebbe essere il Partito nella sua estensione e forza di aggregazione – non è importante, nemmeno marginale. Semplicemente non conta (… claque, cartelli). E va detto che questa condizione non è cosa di oggi. È portata in dote come una tara ereditaria (vengo da una delle organizzazioni politiche che hanno dato vita al Pd, conosco di cosa si parla). A questa latitudine (e non credo di sbagliare) si conosce poco di quello che accade e le date, ad esempio quella del prossimo 20/21.06, esistono solo per pochi “appassionati”, quasi dei collezionisti… Il problema è quello di una fiducia che è diventata piccola. Di una cultura che guarda la politica con ambiguità. Cultura oramai presente nel corpo del Partito e nell’immaginario politico degli elettori e che rischia di svuotare da dentro organizzazione e ruolo nazionale dell’odierna opposizione.

Mi lamento. Sarà l’estate che non vuole arrivare (C. spera che sia questo… amore paziente). Penso anche che dovremmo fare qualcosa di più per non rovinare tutto e rinunciare ad una idea di futuro (qualcuno la definirebbe “forte” ). Certamente c’è molto di incerto e che fa anche male. Certamente abbiamo subito una sconfitta pesante (… da romano soffro e molto). Ma oggi è la libertà che è in discussione. La monnezza che non è solo roba che riguarda la Campania. Sono i militari con funzioni di ordine pubblico posti a trattare per conto e nome della democrazia. I 400 morti e più sul lavoro dall’inizio dell’anno. La materialità delle cose comuni della vita che diventa sempre più difficile e priva di opportunità e miglioramento. È l’aria e un pianeta che non basta… se non ci si ferma e si cambia modello di sviluppo. È il cibo e l’acqua che sono beni necessari e sui quali, in modo del tutto inedito (per le proporzioni), si sviluppa l’azione speculativa del mercato (esattamente come le risorse energetiche quali il petrolio)…
Un quaderno delle lagnanze. Può darsi. Domande a cui provare a fornire risposte. Anche questo, preferibilmente. Al contrario, su quali sfide dovrebbe misurarsi il Partito Democratico? Attorno agli assetti interni e sulla parzialità delle suggestioni di ognuno… in particolare, del futuro di una parte abbondante della leadership del Partito?

Pubblicato da antonio Categorie: Ne, democrazia, elezioni 2008, memo, pd, politica digitale, xenofobia No Comments » Giugno 2008


viaggio in italia

È un Italia sradicata da se stessa quella che appare. Materialmente deprivata d’ogni immaginazione, oltre ogni immaginazione. E questo che scrivo non è percezione o malessere individuale. È un qualcosa che attiene alla sostanza della realtà. Dato tangibile, verificabile, esteso nella cronaca quotidiana. Ieri (05.06) ad Annozero, in una puntata – non credo l’unica, ora non ricordo – dedicata ai rifiuti in Campania, è stato come assistere ad un finale di partita. Ma in una partita dove, causa necessità storica e corale, giocatori e pubblico facevano parte dello stesso quadro, indistintamente, senza alcuna divisione di ruolo. In un gioco dove non ci sono più punti da contendere e assegnare. E i giocatori, in questo caso, erano i cittadini di Chiaiano. Erano la fotografia drammatica e “retorica” di 1/3 abbondante del Paese. Continuum di meno Stato che chiede più Stato. 1/3 del Paese sottoposto a diversa giurisdizione. 1/3 del Paese incluso in una dittatura militare mafiosa e indipendente che controlla in modo totalmente diretto, capillare e spietato ogni vitalità ed espressione del tessuto comunitario e soggettivo (tessuto sociale, civile, culturale, economico e produttivo… e le soggettività delle persone… e delle anime…). Penso che non ci sia scampo. Penso che quella gente sia come il personaggio del libro di R. Saviano che, se non ricordo male, nel finale del libro naufragava aggrappato ad un elettrodomestico in un paesaggio di deriva e negante, in un non-paesaggio perché assente di umanità. Penso che quelle persone saranno, assieme ai loro rifiuti, smaltiti dalla democrazia.

Allora oggi ho provato a girarmi, forse più spostarmi e a guardare da altra latitudine. Ma da questa altra latitudine (perché ora vivo qui) si è in tanti contro i pochi… e diversi. E così il territorio di questo altro pezzo di Paese diventa luogo d’elezione della distinzione amico/nemico. Del rancore (come lo definisce A. Bonomi) e di una apocalisse culturale che aggredisce le coscienze inventando nuovamente l’odio. Inventando un conflitto che si allena e cresce nelle palestre degli imprenditori della paura. Questa nostra ipermodernità è difficile e sempre più larga, irrompe e decompone e ricompone i luoghi dove viviamo. Genera deterritorializzazione e sbiadisce certezze anche materiali. E allora ben venga lo “zingaro”! su cui marciare da “patrioti” urlando tutta l’ansia sociale che ci opprime. Reclamando società chiuse ed escludenti. Senza dare scampo – o quartiere – sociale e “abitativo” all’alterità! … “sangue e suolo!”

È un Italia sradicata da se stessa quella che appare. Dicevo all’inizio di questo post. Ma l’Italia è un concetto ampio, ad oggi risiede più nella geografia politica o i ricordi scolastici. I legami sociali sono altra cosa, devono trovare parole che oggi non abbiamo : … è il fatto che ci battiamo per i sogni di tutti, e che riaffermiamo una certezza fondamentale – io sono il difensore di mio fratello, sono il difensore di mia sorella – e lo facciamo attraverso la nostra politica, le nostre scelte e le nostre vite quotidiane… (B. Obama)

- clicca sull’immagine per vedere l’originale -

Pubblicato da antonio Categorie: Ne, Sud, dei diritti, democrazia, mafie, memo, politica digitale, razzismo, sicurezza, xenofobia No Comments » Giugno 2008


zingari II

Cronaca. Venezia-Mestre come Napoli-Ponticelli. Cronaca, ma anche la banalità di un male. Male antico e profondo che riemerge non per adagiarsi dolorosamente nello sforzo della memoria, nella pietra della storiografia, in parole faticosamente contenute nelle antologie. Male che si trova nella condensa razzista e xenofoba di una politica che incontra nuovamente la sua superiorità biologica. È una banalità che ha un nome e un cognome preciso. Poco confondibile: pogrom.

(la foto posta in basso – immagine sopra riportata – è qui pubblicata)

Pubblicato da antonio Categorie: Ne, città, dei diritti, democrazia, memo, politica digitale, razzismo, xenofobia No Comments » Giugno 2008


vie, piazze… e “padri della patria”

«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei, degli ebrei che come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi»
G. Almirante su “La difesa della razza”, 05.05.1942

(Roma e le vie e le piazze e i giorni “ventennali” da dedicare)

Pubblicato da antonio Categorie: democrazia, memoria, politica digitale No Comments » Maggio 2008


vedi Napoli e poi…

(parole ben associabili, parole sante)

… L’uomo seduto nella stanza guarda il rubinetto e pensa:
il governo dovrebbe risolvere questo problema della goccia.
Se ci fosse un uomo di destra, direbbe saldiamo un tappo
di ferro sulla cannella del rubinetto e la goccia smetterà di
cadere
.
Certo, dico io, ci saldiamo il tappo.
Ma se mi devo andare a lavare le mani,
con la cannella saldata non uscirà acqua…

…Un uomo è seduto nella stanza.
Guarda il rubinetto che goccia e vede il diluvio.
E pensa: non è possibile. No, proprio non è possibile.
Così si gira e guarda verso il muro.
Smette di pensare alla goccia.

Sorride, si addormenta
e affoga serenamente.

Parole Sante, A. Celestini

Pubblicato da antonio Categorie: Sud, democrazia, parole, politica digitale No Comments » Maggio 2008


zingari

Restando a quanto ho scritto in alcuni post precedenti – in generale riguardanti il Pd, il Centrosinistra, il dopo-elezioni… – devo ammettere che provo un profondo senso di vuoto in questo “dopo”. Il disagio deriva dal fatto che non trovo più nelle parole della politica una forza (e nemmeno il suo contrario) capace di sostenere e accompagnare una interpretazione dei fatti del mondo… e mi rivolgo, in questo caso, alla sola capacità di spiegare. E tra questi “fatti del mondo” c’è Ponticelli con la sua carica di odio razziale, l’incultura xenofoba di una folla codarda e marginalizzata e il fatto strumentale di un governo che mostra muscoli e denti così come promesso… maneggiando male gli umori sprigionati dal fuoco. Ma Ponticelli è anche qualcosa d’altro. Diventa lo spazio dove è misurabile la trasformazione di una parte consistente della cultura democratica e di sinistra del Paese. Misura che tiene conto anche delle parole pronunciate dal sindaco V. De Luca la scorsa settimana alla trasmissione Annozero: un richiamo alla “sicurezza” e all’efficienza del fare che, rumorosamente, guarda ai propri intestini (voti ed elettorato senza anima) e copre civiltà, democrazia e comprensione del mondo… di “impresari della paura” parlava in quella sede S. Rodotà (la trasmissione, per chi non avesse visto). Proviamo a cominciare da qui. Per il Partito Democratico non è un tempo marginale e scarso d’avvenimenti. C’é “materiale” per iniziare a costruire una visione sociale, culturale e civile del Paese e, da questa, identità politica, novità e finalmente proposta. Sarà un lavoro duro… credo. Duro perché, davanti ad un mondo diverso e lontano, la risposta non è l’eloquio della ronda o il silenzio sbiadito che assumiamo nel sentire i suoi passi… che sia Ponticelli o Verona o altro ancora.
Chiudo con queste parole di L. Ciotti pubblicate (per intero) qui:
Cara signora, ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l’altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi … Un’ultima cosa vorrei dirLe, cara signora. Mi auguro che questa foto che La ritrae insieme ai Suoi cari possa scuotere almeno un po’ le nostre coscienze. Servire a guardarci dentro e chiederci se davvero questa è la direzione in cui vogliamo andare

Pubblicato da antonio Categorie: Sud, democrazia, pd, politica digitale, razzismo, xenofobia 1 Comment » Maggio 2008