a quando una discussione vera?
Si parla e si scrive che abbiamo perso queste ultime elezioni perché non siamo arrivati alla “pancia e alla testa” del Paese. Non siamo riusciti a formulare e trasmettere la nuova e nascente identità e cultura politica. Senza dubbio è una sconfitta elettorale profondissima. Ma oggi da dove partire?
Direi di cominciare partendo dalla partecipazione. Dal comune, allargato ed esteso confronto politico (non solo impegnato sulla misura della sconfitta elettorale… fermo restando “una certa” e non rimandabile necessarietà). Direi di cominciare con il dare al Pd (ed era/è nel suo dna nascente) un progetto ben capace di addentrarsi nel territorio-Paese, interpretandolo… dandogli voce (anche speranza). Direi di cominciare con l’adottare un nuovo lessico. Più libero e aperto e affatto retorico (molto dobbiamo ancora capire di questa ultima campagna elettorale). Più capace di rendere protagonisti e protagoniste le centinaia di migliaia di cittadine e cittadini che, in questo periodo di nascita e formazione del Pd, hanno voluto e vogliono una politica diversa, vicina e dentro il loro sentire. Un sentire che potrebbe incontrare nel Pd una risorsa reale perché capace di interpretare le aspettative e i problemi delle persone altrttanto reali.
Direi anche di tornare a guardarci negli occhi. E per prima cosa e coraggio (maturità?) parliamo di metodo e democrazia perché non si può continuar a decidere senza alcun confronto politico: liste, governo ombra, gruppi (e questo solo in cima alla scala). Per cambiare il Paese per prima cosa cambiamo noi stessi e la nostra cultura. Altrimenti nessuna idea e progetto nuovo sorgerà da queste grandi difficoltà e sfide.
PS_ qualcuno ricordi a D. Franceschini che le odierne parole “buone” espresse dal Presidente del Consiglio hanno lo stesso, ed immediato, valore dei programmi strappati… non è sempre necessario parlare perché passa un microfono e/o una telecamera.
Pubblicato da antonio
Maggio 2008
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